venerdì 28 febbraio 2014

A gentile richiesta...


Che torta vuoi per il compleanno? – era la domanda.
Il tiramisù – fu la risposta.

Il tiramisù è un dessert freddo, universalmente amato per il gusto delizioso e stizzosamente detestato per il notevole contenuto calorico!
Inserito nella categoria dei dolci “al cucchiaio”, è una creazione di pasticceria casalinga relativamente recente, forse degli anni Settanta, probabilmente di origine veneta, il cui successo popolare non sembra conoscere crisi.

Si tratta di sovrapporre strati di biscotti bagnati nel caffé, crema di mascarpone e polvere di cacao: un connubio che riscuote sempre un vasto consenso ma anche una ricetta semplice, tanto da costituire spesso il banco di prova di coloro che in ambito familiare vogliono iniziare a cucinare.
Naturalmente esistono mille varianti, e ci sono anche versioni “estreme” che non prevedono il caffé o il cacao (il tiramisù all’ananas, ad esempio).
Ciò che non sembra cambiare è il modo familiare (casual e un po’ ordinario) di presentarle, ovvero nella pirofila o addirittura nella teglia di alluminio usa e getta, molto gettonata quando il dolce viene portato alle feste.
Eppure anche il tiramisù, come altri cibi molto popolari, è stato oggetto dell’interesse di grandi chef, che si sono sbizzarriti nelle presentazioni più raffinate, riproponendolo in tazze, bicchieri e persino cucchiai; e apportando qualche stravagante personalizzazione.

Insomma, è complicato? No. Ma spesso risulta banale.

Gli ingredienti, come al solito, fanno la differenza.

I biscotti: i savoiardi hanno la giusta consistenza e assorbono bene il caffé. In vendita se ne trovano di ottima qualità, sia industriali che artigianali. Al massimo possiamo sostituirli con un buon pandispagna; entrambi, infatti, sono impasti a base di uovo montato, con pochissima farina. Qualcuno usa i pavesini (troppo sottili, secondo me).
Il cacao: in polvere, amaro.
Il caffé: ristretto e non dolcificato, profuma, ammorbidisce e rende meno dolci i biscotti; bisogna farlo al momento e lasciarlo raffreddare.

tiramisu

La crema è forse l’ingrediente più critico.
La crema classica è un insieme di zabaione, panna montata e mascarpone, ma la maggior parte delle ricette del tiramisù che si trovano in giro (ovunque, anche sul retro della confezione dei savoiardi) non prevedono cottura di alcun tipo, quindi le uova restano crude.
Nella crema di ricotta, invece, le uova non ci sono nemmeno (ricotta di pecora setacciata, zucchero a velo e semi di vaniglia). Sconsiglio la crema pasticcera, con la quale si ottiene un dolce diverso: una sorta di zuppa inglese al caffé.
Questa volta faccio la crema classica, quindi preparo lo zabaione. Non è difficile.
In un pentolino, ma a freddo, mescolo con la frusta 4 rossi d’uovo e 150g di zucchero bianco, finché il composto diviene chiaro e spumoso.
Aggiungo 4 cucchiai di marsala secco e, continuando a sbattere, metto il pentolino in uno più grande che contiene un po’ d’acqua fredda, e sposto quest’ultimo sul fuoco.
Quando l’acqua comincia a bollire, abbasso la fiamma e continuo a sbattere ancora per un minuto. Poi spengo e mescolo ogni tanto anche mentre raffredda.
Quindi unisco allo zabaione freddo 250g di mascarpone.
L’aggiunta finale di circa 250g di panna montata rende leggera e spumosa la crema.

Adesso procedo con la costruzione degli strati:
crema, biscotti inzuppati nel caffé, una spolverata di cacao.
Ripeto la sequenza almeno una seconda volta, e termino con crema e cacao.
In frigorifero!

lunedì 24 febbraio 2014

Gialleggia, gialleggia, gialleggia...

Questa "primavera di fine febbraio" si tinge di giallo, colore che difficilmente prediligo nel mio knitting: l'unica cosa di giallo che ricordo di aver fatto è il poncho in foto.
Ne avrò sicuramente fatte altre, ma credo di averle rimosse. Insomma, il giallo non mi piace molto, si è capito; ma solo nell'abbigliamento: la frutta gialla è buonissima - l'ananas, la banana, la pesca gialla, il mango. Ed il limone, preziosissimo in cucina e fonte importante di vitamina C.
Oggi è proprio la giornata del giallo, visto che una cara amica mi ha regalato tanti profumatissimi limoni del suo rigoglioso albero, in questo periodo carico di grossi frutti gialli e succosi - avere degli amici a volte significa anche scambiarsi cose buone!
Ed ancora, compro una rivista e trovo un articolo sul limone di Amalfi...

Devo assolutamente far qualcosa di buono con tutti questi limoni appena raccolti, mi son detta.

A dire il vero la mia amica mi suggeriva di utilizzarli per fare il limoncello (lei è la maga dei liquori, specie quello al cioccolato), ma ho preferito optare per la marmellata, alimento più richiesto in famiglia, soprattutto a colazione, sul pane.
Quindi ho seguito la mia solita ricetta... immagino che ognuno abbia la sua, ma resto fedele alla mia marmellata di limoni ai pinoli.


Per chi volesse cimentarsi con le marmellate agli agrumi, ricordo che bisogna scartare l'albedo, altrimenti la marmellata risulta amara.
Esistono molte ricette che prevedono l'uso del frutto intero, ed io stessa diversi anni fa facevo una marmellata di arance con i frutti bucherellati e lasciati in acqua per due o tre giorni... mah... Preferisco il mio metodo: semplice, veloce ed il risultato è garantito.
Nota Bene per gli astrofili - per i quali l'albedo è soltanto il rapporto tra la quantità di luce riflessa da un corpo e la quantità di luce da esso ricevuta (!!!):  in botanica l'albedo è la pellicina bianca e spugnosa che avvolge gli agrumi sotto la buccia.



martedì 4 febbraio 2014

Vishuddha

Dedico questo scialle azzurro a chi è piuttosto timido ed insicuro e a chi trova difficoltà ad esprimere i propri sentimenti; ma anche a chi finisce col dire le cose sbagliate e se ne pente, a chi parla troppo e persino a chi soffre spesso di mal di gola o di torcicollo…
This blue shawl is dedicated to those who are quite shy and insecure and have problems to express their feelings, but also to those who end up saying the wrong things, or talking too much, and even to those who often suffer from sore throat or stiff neck...


Chakra è una parola misteriosa per molti di noi.
Per comprenderla dobbiamo tener conto che nel pensiero orientale l’essere umano non è composto solo da un corpo, ma anche di energia vitale o respiro, detta prana, che nutre corpo, anima e spirito.
Questa energia scorre in sottili canali energetici, le nadi, che si irradiano in tutto il corpo e collegano tra loro i centri energetici, i chakra.
I chakra principali sono sette. Uno di questi, Vishuddha, conosciuto come il chakra della gola o quinto chakra, è situato nella zona della laringe.
Tradizionalmente viene rappresentato come un fiore azzurro a sedici petali e l’animale simbolico ad esso collegato è l’elefante bianco.
Non approfondisco oltre. Ho però dedicato a questo chakra uno scialle che spero possa proteggere la gola nelle fredde giornate invernali, non solo con la sua lana naturale dalle proprietà benefiche, ma anche con un pensiero positivo dedicato a questo centro energetico che, quando è libero, forte ed armonioso esercita una notevole azione sulla voce e sulla gioia di vivere.

Chakra is a mysterious word for many of us.
In the oriental way of thinking the human being is not only a body, there is also breath or vital energy, called prana, which feeds body, soul and spirit.
This energy flows through subtle energy channels, nadis, which radiate throughout the body and links the energy centers, the chakras.


The are seven main chakras. One of these, Vishuddha, known as the throat chakra or fifth chakra, is located in the area of the larynx. 

It is traditionally represented as a blue flower with sixteen petals and its symbolic animal is the white elephant.

I don’t go further. However, I have dedicated a shawl of mine to this chakra and I hope it will protect the throat in winter, thanks to its good natural wool, but also to the positive thought I devoted to Vishuddha: when it is free, strong and harmonious this chakra has a remarkable influence on voice and joy of living.